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31.12.2009 L'impertinente
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L'Impertinente 

Distretti industriali, cluster, networking d'imprese... Non passa giorno che giornali, TV, convegni e guru internazionali non predichino che, per uscire dalla crisi, l'ordine di scuderia è "fare rete", mettere insieme aziende concorrenti e guardare con maggior fiducia al futuro della nostra economia che, proprio grazie al concetto di "rete", sta rapidamente cambiando.

Sembra una ricetta innovativa, ma non è altro che uno slogan che si rifà ad esperienze già vissute negli anni '80, quando le aziende si consorziavano, o negli anni ‘90 quando decidevano, per impulso di certa politica territoriale o delle associazioni di categoria, di aderire ad una "community", tralasciando di considerare quanta energia costasse all'imprenditore nostrano condividere sforzi sinergici con i propri colleghi.

Se non fosse che, in tempi di crisi, il "mettersi insieme" ha un effetto consolatorio, i limiti della rete di intenti sono sempre gli stessi, tipici del concetto di condivisione contrapposto a quello di concorrenza; se, infatti, più soggetti mettono in comune le risorse e le competenze della propria impresa, che fine fa il nostro vantaggio competitivo? In altre parole, se uniformiamo necessità e talenti a quelli della concorrenza, come facciamo ad essere migliori nella gestione della domanda e dell'offerta che caratterizzano il nostro core-business?

E, ancora, se aderendo a gruppi di imprese, riusciamo, in qualche modo, ad abbassare il costo di fornitura dei servizi riservati alle nostre aziende, che ne sarà dei fornitori caratteristici che sino ad oggi sono stati patrimonio del nostro mondo imprenditoriale e che ci sono cresciuti accanto? Metodologie operative, software aziendale e cultura d'impresa ridotti a comuni prodotti "on demand" farebbero davvero bene al nostro sistema economico industriale o porterebbero ad una rarefazione della qualità delle nostre risorse?

Ben venga, dunque, l'esortazione a fare rete, ma non dimentichiamoci delle nostre differenze individuali, dello slancio caratteristico della nostra impresa, del valore quotidiano della partita doppia e della nostra attitudine al profitto; questi sono i veri segreti di chi, anche in momenti di recessione universale, è protagonista di attività anticicliche di successo ed è portato ad esempio da intere categorie di concorrenti!


informazioni correlate:
- N°68/69 DICEMBRE 2009

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